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Disuguaglianze e scienza

17 ottobre 2018

Telmo Pievani

Disuguaglianze globali. Com’è nato il tema di questa 10° Conferenza?
«Credo che questo sia il grande tema del momento, per questo ho personalmente contribuito a proporlo, ma non solo. Quando è nato Science for Peace, con il Professor Umberto Veronesi abbiamo discusso molto della mission del progetto. 
E’ sempre stato convinto che i nemici della pace, i conflitti, avessero ragioni profonde, tra le quali spiccano le diseguaglianze; e che fosse necessario affrontare le singole tematiche non soltanto dal punto di vista socio-economico e politico ma anche prettamente scientifico, cioè delle evidenze e delle conoscenze oggettive su un tema.
Dedicare Science for Peace alle disuguaglianze era importantissimo: l’ingiustizia sociale è una delle cause principali delle tensioni, dei disequilibri e, quindi, delle guerre. E noi cerchiamo le cause profonde che minano le basi della pace, in linea con quello che Umberto Veronesi ci ha detto fin dall’inizio.»
 
Da dove nasce il tuo intervento “Le diseguaglianze buone e le diseguaglianze cattive”?
«Costruendo il programma abbiamo pensato a un breve talk che mettesse insieme le mie due competenze di base, quella evoluzionistica e quella filosofica.
Vorrei far capire che viviamo un fraintendimento sul concetto di uguaglianza, e lo farò partendo dall’Articolo 3 della Costituzione Italiana, che sancisce un principio fondamentale: dobbiamo fare in modo che i cittadini siano tutti uguali davanti alla legge non perché sono uguali ma proprio perché sono tutti diversi tra di loro. 
L’uguaglianza non è omologazione o massificazione, ma garanzia di parità dei diritti, d’identico accesso alle risorse a partire dal fatto che ciascuno è diverso dagli altri. 
Tutti noi abbiamo desideri, aspettative, talenti diversi, visioni del mondo diverse. E’ la diversità di tutti che compone la società in modo armonioso e che richiede l’uguaglianza delle opportunità.»
 
Ci sono disuguaglianze cattive e differenze “buone”?
«E’ così: le disuguaglianze cattive sono quelle che nascono dall’ingiustizia e dalla cattiva distribuzione delle risorse; e ci sono le differenze, che per un evoluzionista sono fondamentali, perché non ci sarebbe evoluzione se non fossimo tutti radicalmente diversi uno dall’altro.
La diversità individuale, il fatto che ciascuno di noi sia un unicum assoluto, è il carburante dell’evoluzione. Quando questa diversità diminuisce, quando vi è omogeneizzazione, l’evoluzione si ferma e le popolazioni diventano deboli, vulnerabili agli attacchi. La diversità è il motore del cambiamento, ma è anche un’assicurazione sulla vita, sul futuro.
Questo vale anche in ambito culturale: la storia umana si è alimentata di fusioni, ibridazioni e contaminazioni. Non esisteremmo senza radici intrecciate con molte altre civiltà: anche la diversità culturale, come dicono tutti i nostri modelli, è un motore essenziale dello sviluppo.
Secondo alcune ricerche condotte al MIT di Boston, quando un gruppo deve prendere decisioni collettive su un problema, più gli individui che lo compongono sono diversi tra loro per religione, cultura, linguaggio, più la decisione presa è efficace, rapida e creativa.  Quindi la diversità è sempre una buona scelta per avere sviluppo sociale.»
 
In un momento storico come questo, in cui la diversità sembra essere messa in discussione, che scenari si prospettano a tuo avviso?
«La disuguaglianza che io chiamo “cattiva” è in aumento. Per quanto riguarda la “dis-uguaglianza” positiva, ovvero le differenze che arricchiscono, ci troviamo in una situazione paradossale, in cui gioca un ruolo determinante anche il web. Siamo un pianeta sempre più globalizzato e integrato dal punto di vista della comunicazione: abbiamo tutti gli strumenti per capire che siamo un’unica grande specie, 7 e passa miliardi di persone accomunate da un unico destino planetario: il web, che dovrebbe renderci tutti planetari, porta invece con sé un ritorno di pulsioni tribali, di chiusure, di comunità chiuse e polarizzate. Dobbiamo promuovere “un’ecologia dei media”, altrimenti rischiamo di andare indietro anziché avanti.»
 
Un messaggio che possiamo dare ai giovani?
«Uno scienziato austriaco, Heinz von Foerster, una volta propose un principio etico bellissimo, che mi sembra perfetto per i ragazzi che vivono molto sui social e sul web. “Se sei davanti a due opzioni, una che riduce il numero delle possibilità di scelta e l’altra che le aumenta, scegli sempre la seconda.” Ragazzi, non dimenticatelo mai!»
 
 

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