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«Il diritto alla scienza è un bisogno primario per la società»

02 ottobre 2018

Carlo Alberto Redi

Umberto Veronesi riteneva cruciale per lo sviluppo di una società laica e democratica promuovere il progresso scientifico, sostenendo sia la ricerca sia la divulgazione. Avanzamento del sapere e alfabetizzazione scientifica dei cittadini erano infatti da lui considerate mete da perseguire insieme, al fine di sviluppare una società democratica basata su giustizia ed equità. In una lungimirante visione, il Professore era convinto che solo cittadini dotati degli strumenti concettuali per valutare criticamente le nuove frontiere del sapere potessero pretendere il necessario sostegno finanziario alla ricerca scientifica e il controllo sul mantenimento di una società democratica, perché capaci di incidere sul corpo sociale con le proprie autonome opinioni (in epoca di «verità alternative» su razza, migrazioni, vaccinazioni, il Professore era già un rivoluzionario!). Oggi, dopo il secolo della chimica e quello della fisica, siamo nel millennio delle scienze della vita e dalla descrizione del nostro vivere sociale risulta chiaro che si è creata una situazione dalla quale scaturiscono nuovi diritti. Forse il più urgente, per Veronesi, sarebbe il «diritto alla scienza».
 
I bisogni nell’era della «rivoluzione biologica» 
Oggi viviamo la «rivoluzione biologica» e, come è accaduto per tutte le rivoluzioni, anche questa non poteva non destare accanto a entusiasmi anche timori. L’enorme quantità di conoscenze che la ricerca biologica accumula in modo rapidissimo sta cambiando profondamente la nostra concezione della salute e della malattia e persino di cosa sia l’essere umano con accesi dibattiti in merito a se, come e quanto utilizzare questo patrimonio di conoscenze per modificare aspetti della vita umana che potrebbero contribuire ad un miglioramento della qualità della vita stessa. Le bioscienze vengono così a giocare un ruolo di primo piano a favore della coesione sociale (fatto di non trascurabile rilevanza  nella attuale dimensione europea) e l’ampia gamma delle questioni sociali, legali, politiche, economiche, religiose e filosofiche legate allo sviluppo delle scienze della vita appare dunque uno dei punti centrali di riferimento in un’analisi delle trasformazioni della società
 
Un bisogno urgente di scienza
Cittadini culturalmente preparati possono meglio agire e meglio vivere in un mondo che si fa sempre più complesso, più inquinato e meno ricco di risorse naturali. Tutti noi dobbiamo possedere un minimo strumentario concettuale che permetta di districarci nelle difficili scelte che la rivoluzione biologica pone, per permettere a tutti i cittadini, inclusi i decisori politici, di uscire dalla oscillazione tra accettazione incondizionata e rifiuto aprioristico di tutto ciò che si può etichettare come scientifico. Cittadini ben informati sono garanzia di un forte sostegno all’investimento di risorse nella ricerca scientifica e di autonomo formarsi di opinioni che si riflettono in democratiche decisioni di ciò che si ritiene lecito e di ciò che non si desidera venga applicato. 
 

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