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Democratizzare I Dispositivi Medici

05 novembre 2018

Democratizzare I Dispositivi Medici: come l’unione – di Europa e Africa – fa la forza

Una persona anziana che misura la pressione in farmacia, un neonato che passa le prime ore di vita in un incubatore, un dentista che estrae dallo sterilizzatore lo specchietto orale per iniziare una visita. Tutte queste situazioni hanno come protagonista un dispositivo medico - sia esso uno sfigmomanometro, un incubatore o uno sterilizzatore - progettato nel pieno rispetto degli standard internazionali, che garantiscono la sicurezza dei pazienti, degli operatori sanitari e anche dell’ambiente. Il settore dei dispositivi medici rappresenta quindi una componente di fondamentale importanza nella promozione della sanità globale come diritto umano fondamentale per tutti gli individui del mondo.
 
Il progetto «UBORA»
A causa degli elevati costi di progettazione e manutenzione, il settore biomedicale è generalmente caratterizzato da una profonda disparità tra Primo e Terzo Mondo. In ragione dei vincoli economici dei settori sanitari, i dispositivi e le apparecchiature a tecnologia avanzata nei Paesi in via di sviluppo arrivano per l’80% dalle donazioni e, secondo alcune ricerche, risultano essere inutilizzabili nel 40% dei casi. Da un lato, i Paesi del Primo mondo producono i dispositivi medici in base alle proprie necessità di mercato e regolamentano tali apparecchiature per renderle sicure nei propri territori. Dall’altro, ci sono i Paesi che non possono usufruire di quei dispositivi, per mancanza di mezzi economici o soluzioni dedicate (a cosa serve un incubatore progettato secondo gli standard occidentali in un ospedale da campo in cui la corrente elettrica non è sempre disponibile?). A peggiorare il quadro è la mancanza di persone formate a progettare, regolamentare e manutenere strumenti indispensabili per la pratica clinica, per la diagnostica, per il self-monitoring. In questo scenario nasce il progetto Europeo «UBORA», un consorzio di centri universitari, enti ospedalieri e industrie, uniti dall’intento di sviluppare una nuova idea di progettazione di dispositivi medicali sicuri. In particolare, UBORA, che in Swahili vuol dire «Eccellenza», ha come obiettivo la creazione di una piattaforma virtuale dove studenti e ricercatori, medici, e ingeneri co-progettano e co-sviluppando dispositivi medicali, utilizzando un approccio «open-source» e rispondendo a particolari esigenze cliniche a cui il mercato europeo non è abituato.
 
Soluzioni per migliorare la vita nei Paesi in via di sviluppo
Navigando tra le pagine web della nostra piattaforma, è possibile trovare le «istruzioni» per la costruzione di un defibrillatore automatico, che ottimizza i migliori algoritmi di riconoscimento del battito cardiaco, ma anche di un tutore per le distorsioni delle articolazioni che sfrutta la stampa 4D (stampa a quattro dimensioni: una volta stampato si modella sul paziente) o un «baby warmer», una culla riscaldata per il trasporto in ospedale di neonati, che sfrutta un materiale a base cerosa disponibile in Uganda. Tutte soluzioni dedicate, co-progettate con approccio «open-source» per migliorare le condizioni nei Paesi in via di sviluppo, ma anche per formare gli studenti a diventare i progettisti di domani. La piattaforma, oltre a coprire la fase di ricerca nel settore biomedico, molto costosa, favorisce nuove modalità di apprendimento e di insegnamento (la modalità si chiama CDIO Conceived-Design-Implement-Operate), perché si basa su un approccio del «capire facendo». In questa ottica, infatti, lanciamo periodicamente delle sfide per studenti di tutto il mondo: nel 2017 sul tema della riduzione della mortalità infantile, nel 2018 sull’invecchiamento in salute. I vincitori partecipano a una Design School durante la quale realizzano un prototipo del loro dispositivo seguendo lo schema di progettazione proposto da «UBORA» sotto la guida di mentor industriali ed accademici. L’ultima «Design Shool», svoltasi a Pisa lo scorso settembre, ha accolto 40 studenti (provenienti da 22 nazioni e 4 continenti): un’occasione di arricchimento professionale e culturale che lascia davvero il segno!
 
Opportunità anche per il mercato occidentale
È evidente che i benefici non sono solo per i Paesi africani e le professionalità locali coinvolte nel progetto, ma anche per tutto il resto del mondo, Europa compresa. Infatti dell’approccio innovativo di «UBORA» beneficia anche il mercato occidentale, perché contribuisce a innovare e rinnovare il settore, abbassando i costi e aprendo al contempo spazi di mercato a nuovi operatori. «UBORA» è un primo, piccolo, ma importante passo verso la democratizzazione degli strumenti medicali, come esplicitato nel nostro manifesto, la Dichiarazione di Kahawa, perché permette di progettare dispositivi, formare ingegneri, creare opportunità, rinnovare il settore, rendendo di fatto accessibili dispositivi che tradizionalmente non lo sono, senza rinunciare agli standard di sicurezza.
 

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