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La pedagogia del dubbio di Joan Fontcuberta

13 novembre 2017

di Giulia Sacchi

Il lavoro di Joan Fontcuberta si concentra sui temi della conoscenza, della memoria e della scienza, giocando tra veridicità e ambiguità, indagando con occhio critico gli aspetti documentaristici e narrativi delle immagini fotografiche e dei mezzi di comunicazione oggi in costante ed esponenziale evoluzione.

La sfida di Fontcuberta è quella di insinuare il dubbio sull’attendibilità della rappresentazione e di dimostrare quanto sia complesso raccontare la realtà, in un’epoca in cui tutti, avendo a disposizione una fotocamera, sono divenuti produttori di storie visive. “Non voglio essere presuntuoso, ma il mio lavoro è pedagogico. È la pedagogia del dubbio che ci protegge dal contagio della manipolazione”. Con un metodo che potremmo definire galileiano Fontcuberta invita gli osservatori ad abbandonare le convenzioni culturali che influenzano la nostra società, ed esplorare con sguardo critico e attento il confine tra realtà e finzione.


Joan Fontcuberta | “Fauna” Serie creata con Pere Formiguera 1987

La sua ricerca artistica ruota attorno al tema dell’ambiguità, al confine tra verità e finzione. Cosa possono fare a suo avviso le persone, in particolare i giovani, per imparare a distinguere il vero dal falso?

Non esistono ricette magiche. La questione della distinzione tra vero e falso può essere affrontata utilizzando gli strumenti messi a disposizione da differenti discipline: la filosofia, l’epistemologia, la semiotica, la comunicazione, l’etica e la politica. Il mio lavoro artistico aspira a creare “una pedagogia del dubbio” in questi ambiti. Sono convinto che il dubbio critico sia alla base del pensiero razionale e l’arma migliore contro i pregiudizi, l’ingenuità e le diverse forme di fanatismo. André Gide scrisse: “Credi in coloro che cercano la verità. Dubita di coloro che la trovano”. La verità, quindi, non esiste se non come processo di continua ricerca e messa in discussione. La post-verità, invece, sostiene che un’affermazione debba essere creduta senza neppure chiedersi se sia vera o falsa. Sfortunatamente, raccontare menzogne è un grande business, sia in termini elettorali che economici. Di conseguenza, raccomanderei ai giovani di combattere la post-verità assumendo una nuova responsabilità civica: la resistenza nei confronti dell’industria del “far credere”. 


Joan Fontcuberta | “Fauna” Serie creata con Pere Formiguera 1985

Lei invita gli osservatori a esplorare con sguardo critico e attento le immagini che si trovano di fronte. Qual è la sua opera (o le sue opere) che meglio rappresenta questo concetto?

Le immagini fanno da tramite tra noi e il mondo e quindi contribuiscono in modo importante a definire sia la nostra coscienza individuale sia i sentimenti dell’opinione pubblica. È dunque fondamentale analizzare il ruolo delle immagini nei diversi aspetti della nostra vita. Mi piace parlare di “stanze” dell’immagine. I miei progetti artistici esplorano la relazione tra le immagini e i contesti in cui si genera il loro significato. Ciascuno di questi progetti riguarda ambiti specifici: la scienza, il giornalismo e i media, la religione e le credenze, il mondo accademico, gli archivi, la storia, l’arte, la famiglia, l’identità. È difficile metterne in evidenza uno in particolare. Tuttavia, per prossimità, dato che lo sto presentando adesso al pubblico italiano nell’ambito della Biennale Foto/Industria di Bologna, potrei citare Sputnik: una narrazione visiva riguardante un cosmonauta sovietico scomparso nello spazio, che unisce realtà e finzione per denunciare come gli autoritarismi alterino il racconto dei fatti. L’ho realizzato più di vent’anni fa ma credo che il suo messaggio sia ancora del tutto valido. 


Joan Fontcuberta | "Sputnik" 1997

Cosa pensa del ruolo di Internet e dei social network nella diffusione di fake news?

Le nuove tecnologie non sono buone o cattive in sé ma per l’uso che ne facciamo. Internet e i social network favoriscono lo scambio di idee e la democratizzazione della conoscenza, e costituiscono un contro-potere rispetto alla struttura piramidale dei media tradizionali. Ma proprio per questa ragione stanno diventando un nuovo campo di battaglia. All’inizio del 2011, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti annunciò la creazione di una nuova divisione delle sue forze armate, con l’obiettivo di prepararsi alla guerra online. Oggi tutti gli eserciti e i corpi di polizia ne hanno una. L’uso delle fake news come arma di guerra in diversi contesti non è certo una novità: ai nostri giorni sono state semplicemente applicate ai nuovi sistemi di comunicazione. Di fronte alle fake news, le indicazioni da seguire sono le stesse: non abbassare la guardia, non basarsi su quello che ci piacerebbe sentire e mantenere uno spirito critico.


 Joan Fontcuberta | "Sputnik" 1997

Qual è il suo messaggio per affrontare la società “post-fattuale” in cui siamo immersi?

È necessaria più cultura. La cultura è un requisito indispensabile per la democrazia e per la pace. È il migliore antidoto contro le tentazioni degli autoritarismi e dei populismi, contro i totalitarismi travestiti da neo-liberismo. Bisogna recuperare i valori sociali e rigenerare le democrazie europee. Bisogna far prevalere i valori etici sugli interessi economici. Bisogna collocare di nuovo l’utopia di un mondo migliore nel nostro orizzonte. Se intraprenderemo questa strada (per quanto difficile essa possa essere) non sarà più necessario discutere di post-verità. 


 Joan Fontcuberta | "Miracles & Co." 2002

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