X

Quanto pesano le differenze di genere sulla salute?

11 settembre 2018

Giovannella Baggio



Negli ultimi 40 anni la medicina è stata riscritta, tante sono le ricerche e i risultati che hanno portato a conoscenze davvero importanti tanto da poter oggi individuarediagnosticare e curare malattie che, quando io mi sono laureata, o non si conoscevano o se ne conoscevano solo alcune caratteristiche e la terapia era davvero molto arretrata. Abbiamo in questi decenni messo a fuoco metodi di diagnosi, conoscenze fisiopatologiche e modalità di cure impensabili e che ci sorprendono ogni giorno.
 
Abbiamo però trascurato un fatto importante: che le cose sono molto differenti se una malattia colpisce un uomo o una donna. La ricerca ha dato per scontato una uguaglianza e per alcune malattie ha trascurato completamente il genere femminile per altre quello maschile. Farò quindi 2 esempi di queste due fattispecie.

L’infarto del miocardio
La prima causa di morte delle donne è l’infarto del miocardio, ma nella coscienza comune si pensa che questo sia un problema principalmente maschile. Questo ha fatto sì che tutti gli studi degli ultimi decenni sulla malattia ischemica del cuore (dalla fisiopatologia, alla clinica, alla terapia) siano stati condotti su casistiche prevalentemente o completamente maschili. Invece a livello clinico  la donna viene tardivamente riconosciuta, se colpita da un infarto, poiché non ha i dolori tipici (dolore gravativo al petto, irradiazione al braccio sinistro). Spesso la donna può non avere dolore, oppure avere dolori in altre zone: l’addome, la zona interscapolare, il braccio destro; oppure può non avere dolore ma solo grande stanchezza, nervosismo, lieve mancanza di respiro. Per cui la donna stessa cerca aiuto in ritardo e non viene subito riconosciuta come infartuata. La mortalità della donna con infarto prima e anche dopo l’arrivo in ospedale è superiore rispetto all’uomo, così come è superiore la mortalità dopo 6 mesi da uno stent o bypass. Inoltre la donna spesso non ammala le grandi arterie del cuore (le coronarie) ma il microcircolo (i piccolissimo vasi in cui si sfioccano la coronarie) che non si vede con l’esame coronarografico. Gli americani dicono che per la donna non si debba parlare di coronaropatia (CHD: Coronary Hearth Disease) ma solo di patologia ischemica di cuore (IHD: Ischemic Heart Disease). Ci son poi patologie del cuore, tipo la Sindrome di Takotzubo, la rottura del cuore e la dissezione coronarica, che colpiscono quasi esclusivamente il genere femminile. Anche i fattori di rischio per malattia ischemica di cuore hanno un impatto diverso nell’uomo e nella donna: il diabete, l’ipertensione, la sindrome metabolica e il fumo di sigaretta  hanno maggiore impatto sul cuore delle donne che degli uomini. E non di poco conto sono anche le attenzioni terapeutiche da fare, tanto che si inizia a ragionare sulla necessità di scrivere delle linee guida differenziate per  uomini e per donne.  

Uomini: il caso osteoporosi
Al contrario il genere maschile è stato completamente trascurato per quanto riguarda l’osteoporosi, che sicuramente è più frequente nella donna sopra ai 50 anni, ma che incide anche nell’uomo sopra ai 60 anni e provoca fratture delle ossa lunghe e delle vertebre. Inoltre un uomo dopo una fattura di femore ha una mortalità più elevata rispetto a una donna. Eppure sono pochissimi gli uomini che fanno delle densitometrie ossee e altrettanto pochi quelli che assumono farmaci per l’osteoporosi, che sono peraltro stati sperimentati prevalentemente su casistiche femminili. Alcuni farmaci comuni sono degli “off label” per gli uomini.
 
Questi 2 esempi (ma se ne potrebbero fare tantissimi in tutte le branche della medicina) ci fanno capire come sia sbagliato parlare di medicina di genere, ma si debba parlare di medicina genere-specifica, poiché le differenze tra uomo e donna si ritrovano in tutte le specialità della medicina ed è giunta l’ora che le scuole di medicina,  le scuole di specialità e la pratica medica e chirurgica quotidiana siano genere-specifiche. 

Condividi su

Ultimi post

L’era di Pollicino e del conte Mascetti: Können vs Kennen

12 novembre 2019

Se siamo umani lo dobbiamo a due tecnologie ben precise, il linguaggio e l’uso del pollice opponibile: i pollici scriventi in uso simultaneo e coordinato per battere brevi testi. Non inganni la brevità dei testi, sono brevi quando non brevissimi ma vengono pigiati ad una frequenza tale che prima di sera un Pollicino ha scritto l’equivalente di un romanzo, preferibilmente camminando lentamente in preda a sonnambulismo diurno.

Fu l’intuizione di Umberto Veronesi. Così è nato il movimento Science for Peace

30 ottobre 2019

Era il giugno 2008. Nonostante il caldo afoso di Milano, avevo le mani gelate: per la prima volta stavo per incontrare Umberto Veronesi. Il Professore per me non era tanto uno dei padri dell’oncologia a livello internazionale. Era semplicemente il medico più famoso d’Italia e, da poco tempo, era diventato anche il mio capo.

UN PREMIO ALLA FOLLIA, UN PREMIO ALLA CURIOSITÀ

23 ottobre 2019

Tutti conosciamo il Premio Nobel, un premio assegnato a chi – con il proprio operato – ha compiuto grandi opere o azioni per l’umanità.
Quello che però molti non sanno è che esiste un altro riconoscimento, che – sebbene non sia prestigioso come il primo – merita comunque attenzione: il Premio IgNobel.