#S4P2016

Migrazioni e futuro dell’Europa

18 novembre 2016 Università Bocconi

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Art for Peace Award

Un premio per chi promuove una cultura di pace.

Ogni anno Science for Peace assegna l’Art for Peace Award, un riconoscimento importante riservato agli artisti che si sono distinti nella diffusione di un messaggio di pace.

Quest’anno il premio verrà consegnato a Adrian Paci, un artista poliedrico che realizza le sue opere servendosi di svariate tecniche e materiali, senza prediligerne uno in particolare, con una notevole libertà di espressione e di stile, da cui nascono dipinti, fotografie, video e sculture.

Nato nel 1969 a Shkoder, Albania, Adrian Paci si laurea in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Tirana e si trasferisce a Milano nel 1997, dove vive e lavora tuttora. 
Nel corso della sua carriera artistica, ha tenuto mostre personali in varie istituzioni italiane e internazionali tra cui: MAXXI, Roma (2015), Trondheim Kunstmuseum, Norvegia (2014); Röda Sten Konsthall di Goteborg (2014); MAC, Musée d’Art Contemporain de Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC, Milano (2014); Jeu de Paume, Parigi (2013); National Gallery of Kosovo, Prishtina (2012); Kunsthaus Zurich, Zurigo (2010); Bloomberg Space, Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA, Tel Aviv (2009); Museum am Ostwall, Dortmund (2007); MoMA PS1, New York (2006) e Contemporary Arts Museum, Houston (2005). Ha partecipato inoltre alla 14° Biennale di Architettura di Venezia (2014), alla 48° e alla 51° edizione della Biennale d’Arte di Venezia (rispettivamente nel 1999 e nel 2005), alla 15° Biennale di Sydney (2006), alla 15° Quadriennale di Roma, dove vince il primo premio (2008), alla Biennale di Lione nel 2009 e alla 4° Biennale di Salonicco (2013).



Una parte considerevole del lavoro di Adrian Paci è dedicato al tema della perdita, dell'abbandono della propria terra per affrontare nuove realtà e il futuro che non si conosce. Argomento sviluppato dall’esperienza dell’emigrazione, espressa attraverso il racconto del ricordo, argomento che abbraccia in modo universale le condizioni di tutti i migranti.

All’interno dei suoi lavori, questo artista prende spunto da vicende umane reali che conosce e che sono a lui familiari, traendone il significato della vita stessa e toccando così i sentimenti più profondi.
 


HOME TO GO


La scultura Home to Go (2001) è un calco in marmo del corpo dell’artista, con un frammento di tetto di tegole in terracotta rossa sulla schiena. Il tetto che l’artista porta con sé “ovunque va” è un riparo, un pezzo di memoria, un carico di storia, cultura, tradizione, famiglia, ma anche un peso, una responsabilità e un impegno.
In una serie di fotografie prodotte in concomitanza con lo stesso titolo, l’artista porta il frammento di tetto di tegole sulla schiena come se stesse portando la Croce lungo la Via Dolorosa. Nel contesto balcanico, il tetto di tegole è un residuo simbolico di quella che era un tempo una casa in un luogo di distruzione e guerra. Dal punto di vista biografico, il frammento di tetto è un frammento del paesaggio natale di Paci – la città di Shkodra nel nord dell’Albania; un memento dell’epoca antecedente all’architettura dei palazzoni anonimi e monotoni dell’era comunista, da un lato e, dall’altro, della fantasia borghese di un futuro migliore che lo attende nel nuovo paese nel quale si apprestava a emigrare.
Home to Go presenta un ibrido: un uomo-casa che fonde binomi concettuali come luogo e non-luogo, mobilità e immobilità, movimento e stasi, identità solida e identità fluida, soggetto e oggetto – nozioni essenziali per un’analisi dell’opera di Paci nel suo complesso, e dei video in particolare.
(testo a cura di Edna Moshenson)



  
Home to go, 2001 (serie di nove fotografie) - Courtesy: Kaufmann Repetto, Milano


CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA




Il video Centro di Permanenza Temporanea è ambientato all’aereoporto di San José, in California. Una folla di persone sale una rampa di scale per raggiungere l’aereo, in modo silenzioso e stoico. Queste persone formano una coda, mentre altri aerei sullo sfondo decollano e atterrano. Lentamente, la scala si riempie di vite umane, senza discriminazioni o prevaricazioni culturali. La macchina da presa gira lentamente intorno alla rampa di scale e, così facendo, mette in luce un’ulteriore domanda: dov’è diretto l’aereo? 
Centro di Permanenza Temporanea è un chiaro riferimento ai centri per immigrati che illegalmente, ogni settimana, sbarcano sulle nostre coste. Il titolo è un paradosso linguistico che mette in luce la tensione tra la vita precaria e quella stabile, una tensione che Paci mantiene in questo film in cui uomini e donne attendo un aereo che non andrà da nessuna parte. Questi personaggi rimangono intrappolati tra il transitorio e lo statico, in uno stato che racconta il senso di dislocazione dei migranti in giro per il mondo.



The Walk, 2011 - Courtesy: Kaufmann Repetto, Milano


    
The Line, 2007 - Courtesy: Kaufmann Repetto


I media trasmettono immagini che non ti lasciano indifferente e che non vuoi assolutamente che ti lascino indifferente, perché non si può perdere la propria sensibilità. Al tempo stesso, arrivano con una violenza che rischia di essere quasi seducente. Personalmente, credo che sia necessario proteggersi da questa violenza.



Uscire dall’urgenza quotidiana dell’informazione. Per ritrovare anche un po’ di silenzio. E di ascolto.




Le edizioni precedenti


2015
Alla fotoreporter americana Stephanie Sinclair
per aver realizzato lavori che denunciano la violazione dei diritti umani nel mondo, soprattutto per quanto riguarda le differenze di genere, come il caso dei matrimoni precoci che vengono ancora oggi messi in atto in numerosi paesi.

 

2014
all’artista dei graffiti yemenita Murad Subay per aver dato vita all’arte dei graffiti con messaggi di pace nel suo paese all’indomani della Primavera Araba.

 

2013
alla cantante Fatoumata Diawara, in arte Fatou Per il forte impegno che la sua musica rivela a favore dei diritti delle donne del suo paese, il Mali.

 

2012
allo scrittore e saggista israeliano David Grosmann per la sua continua testimonianza a favore del dialogo e di dissenso nei confronti dell’uso della violenza.

 

2011
al fotoreporter Joao Silva perchè i suoi scatti hanno sempre denunciato la necessità di un cambiamento e la volontà di raggiungerlo

 

2010
al regista Xavier Beauvois per il suo mirabile film “Uomini di Dio” tratto dalla storia vera dei monaci di Tibhirine, emblema di tolleranza e umana fraternit à, uccisi da terroristi della Gia.

 

2009
al Maestro Daniel Barenboim per aver creato la West-Eastern Diva Orchestra che riunisce musicisti palestinesi e israeliani.

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