#S4P2019

Il fascino pericoloso dell'ignoranza

15-16 NOVEMBRE 2019 UNIVERSITÀ BOCCONI

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Globalizzazione e disuguaglianze, una questione aperta

18 ottobre 2017

di Lisa Di Giuseppe

Progresso scientifico e tecnologico, ma a che costo? Non si può dimenticare che c’è un prezzo politico e sociale per la progressiva trasformazione del lavoro, sempre meno umano e sempre più automatizzato. Un’analisi condotta dalla società di consulenza McKinsey su oltre 800 occupazioni, conclude che, sulla base delle tecnologie attualmente disponibili, oltre il 60% delle occupazioni in esame ha almeno il 30% di attività che sono tecnicamente automatizzabili. Lo stesso studio, tuttavia, sottolinea come i processi di automazione siano influenzati non solo dallo sviluppo tecnologico, ma anche da una serie di ulteriori fattori, fra cui questioni di ordine politico e sociale, che possono favorire o ritardare il cambiamento.
 
I processi di automazione, tuttavia, impongono al dibattito pubblico anche un’altra questione centrale, quella dell’impatto dello sviluppo tecnologico sulle diseguaglianze economiche. Negli ultimi anni, anche grazie al contributo di autori come Thomas Piketty, la disuguaglianza è tornata ad essere un argomento di grande interesse per gli economisti. All'interno di questo filone, è interessante prendere in considerazione il lavoro di Branko Milanovic “Global Inequality”, che oltre ad analizzare le dinamiche della disuguaglianza nella storia, ne individua con grande puntualità gli effetti sociali e politici. Da un lato, Milanovic sottolinea la necessità di una nuova teoria in grado di integrare quella di economisti precedenti, in particolare Simon Smith Kuznets: la sua “curva”, che gli valse un premio Nobel nel 1971, prevede che le disuguaglianze aumentino durante la prima fase dello sviluppo industriale di un’economia (sostenuto dalla manodopera a basso costo che dalle campagne si riversa nelle città) e diminuiscano in seguito con la diversificazione del mercato del lavoro e con le spinte a una maggiore redistribuzione delle risorse. Una teoria corroborata fino agli anni ottanta del secolo scorso, quando, nonostante le previsioni, la curva delle disuguaglianze nei paesi ricchi, fra cui gli Stati Uniti e il Regno Unito, è tornata a crescere. 
 
Gli studi economici sulla diseguaglianza oggi sono caratterizzati dalla presenza di differenti teorie in competizione fra loro. Milanovic discute criticamente la tesi formulata da Piketty, che, al contrario di Kuznets, afferma che la norma per un regime capitalistico è l’aumento della disuguaglianza. In questa prospettiva, il progressivo attenuarsi della diseguaglianza nei paesi ricchi nel periodo 1918-1980 sarebbe stata solo una fortuita coincidenza determinata da un insieme di fattori, fra cui guerre, ideologie e i movimenti di stampo socialista e una tendenza alla convergenza economica. 
 
Ma, a prescindere dalle cause e dinamiche dell’andamento della disuguaglianza, quali potrebbero esserne gli effetti? Secondo Milanovic esiste un legame evidente tra maggiore disuguaglianza economica, combinata con il progressivo indebolimento del welfare state, e il sempre maggiore successo di partiti populisti e nazionalisti in numerosi paesi del mondo. In Europa, ad esempio, la conseguenza di questo trend è stato il cambiamento dell’agenda politica, su cui oggi si affacciano temi (ad esempio l’uscita dalla UE o l’abbandono della moneta unica) che fino a pochi anni fa non erano neppure oggetto di discussione. A ciò si aggiunga la questione sempre più dibattuta del cosiddetto “squeezing” (o compressione) della classe media delle nazioni più sviluppate, oggi a forte rischio di dover convivere con un tenore di vita più basso rispetto a quello delle generazioni precedenti.
 
Ciò che ci aspetta, se gli scenari negativi sopra evocati fossero confermati, sarà quindi una società completamente diversa da quella che ci saremmo aspettati, soggetta a dinamiche sociali, economiche e politiche che non siamo stati preparati ad affrontare (si pensi ancora alla discussione riguardante l’impatto delle migrazioni sul welfare state). Ciò che resta certo è che quello della disuguaglianza continuerà ad essere anche in futuro un tema centrale, e non solo fra la ristretta cerchia degli economisti. Soprattutto, appare sempre più chiaro come la globalizzazione non comporti inevitabilmente una maggiore crescita economica a beneficio di tutti, in linea con quanto auspicato da alcune visioni eccessivamente ottimiste in voga fino a pochi anni fa. Al contrario, se non opportunamente gestite, le dinamiche della globalizzazione rischiano di accrescere le diseguaglianze economiche sia fra le diverse aree del mondo sia all’interno dei singoli paesi.
 

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