#S4P2019

Il fascino pericoloso dell'ignoranza

15-16 NOVEMBRE 2019 UNIVERSITÀ BOCCONI

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La conoscenza come bene comune

01 ottobre 2019

Giovanni Solimine, Direttore del Dipartimento di Lettere e Culture moderne, Università "La Sapienza", Roma

«The Economist» pubblica ogni anno un volumetto in cui mette a confronto i principali indicatori della vita economica e sociale dei diversi paesi, individuando anche le correlazioni che accomunano questi dati. Emerge in modo evidente che le nazioni dove è più intensa la partecipazione alla vita culturale sono le stesse in cui i livelli di competitività sono più elevati, la corruzione e la criminalità pesano in misura minore, la parità fra donne e uomini è scontata, le opportunità di inclusione sociale sono maggiori, e così via. Certo, sarebbe ingenuo individuare un banale rapporto di causa ed effetto, affermando che tutti questi valori positivi si affermano perché si legge di più o perché la gente va a teatro più spesso o frequenta musei e siti archeologici in misura maggiore. Forse è vero anche il contrario: le pratiche culturali sono più diffuse perché si vive meglio, ma indubbiamente le due cose vanno di pari passo, poiché il senso critico e gli stimoli che la cultura offre sono di aiuto per il miglioramento della convivenza civile.
 
Di certo si può dire che il livello d’istruzione e la capacità di confrontarsi con idee diverse dalle proprie costituiscono l’anello di congiunzione fra questi due insiemi di dati.
 
Da tempo ormai si è affermato, anche fra gli economisti, un concetto di benessere che va oltre il PIL, indice che tiene conto unicamente della ricchezza prodotta e del reddito nazionale complessivo per misurare il benessere della popolazione, che sta lasciando il posto a un più ampio indicatore del general wellbeing, capace di rappresentare il benessere sociale, personale, culturale, la gioia di vivere bene insieme agli altri. Una spinta notevole in questa direzione è venuta da pensatori insigniti con il Nobel per l’economia come Amartya Sen (vincitore nel 1998), Joseph Stiglitz (premiato nel 2001), Elinor Ostrom (2009).
 
Combinando dati statistici e percezioni dei cittadini, l’OCSE calcola un better life index, fondato su 11 parametri considerati come elementi essenziali per il benessere in termini di condizioni di vita materiale (abitazione, reddito, lavoro) e di qualità della vita (relazioni sociali, istruzione, ambiente, governance, salute, soddisfazione personale, sicurezza, rapporto tra vita privata e lavoro). Qualcosa del genere fa anche l’ISTAT, che dal 2013 ha cominciato a lavorare alle nuove misure del benessere equo e sostenibile, nell’intento di analizzare le condizioni di un benessere sociale, non individuale, degli italiani.
 
Qui ci piace segnalare in particolare il contributo alla teoria dei “beni comuni” fornito dalla Ostrom, studiosa che propone una gestione ‘comunitaria’ dei beni collettivi globali, come l’atmosfera, il clima o l’acqua, ma anche le infrastrutture e i servizi di pubblica utilità e, tra questi, il sistema della comunicazione culturale e scientifica: i suoi scritti pongono con forza il tema delle condizioni in cui oggi avviene l’accesso alla conoscenza. Parlando di ‘beni comuni della conoscenza’, Charlotte Hess e Elinor Ostrom introducono un’importante distinzione tra beni comuni (commons) dal punto di vista del regime di diritti di proprietà (common property) e beni comuni intesi come sistema di risorse condivise (common-pool resources): quest’ultima definizione sembra particolarmente appropriata per la comprensione di cosa diventa la conoscenza nel contesto della rete. Le due autrici usano il termine ‘conoscenza’ (knowledge) per riferirsi a «tutte le idee, le informazioni e i dati comprensibili, in qualsiasi forma essi vengano espressi o ottenuti» e a «tutte le forme di sapere conseguito attraverso l’esperienza o lo studio» e sottolineano anche che la conoscenza è un bene comune ‘non rivale’ o ‘non sottraibile’, nel senso che il suo utilizzo da parte di un soggetto non impedisce ad altri di utilizzarla e non limita i benefici disponibili per gli altri. Viceversa, più sono le persone che condividono la conoscenza, maggiori sono i vantaggi per la collettività.
 
Si tratta di vantaggi generalizzati, che si traducono quindi in un miglioramento della qualità della vita e in un benessere sociale complessivo e che possono aprire le porte a un mondo in cui si affermi un sistema di valori fondato sulla tolleranza e sulla convivenza pacifica. 

Giovanni Solimine sarà tra i relatori della prima giornata di S4P 2019 nel Panel 2 – Il diritto all’istruzione e il dovere di (in)formarsi

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