#S4P2018

DISUGUAGLIANZE GLOBALI

15-16 NOVEMBRE 2018 UNIVERSITÀ BOCCONI

X

Quanto pesano le differenze di genere sulla salute?

11 settembre 2018

Giovannella Baggio



Negli ultimi 40 anni la medicina è stata riscritta, tante sono le ricerche e i risultati che hanno portato a conoscenze davvero importanti tanto da poter oggi individuarediagnosticare e curare malattie che, quando io mi sono laureata, o non si conoscevano o se ne conoscevano solo alcune caratteristiche e la terapia era davvero molto arretrata. Abbiamo in questi decenni messo a fuoco metodi di diagnosi, conoscenze fisiopatologiche e modalità di cure impensabili e che ci sorprendono ogni giorno.
 
Abbiamo però trascurato un fatto importante: che le cose sono molto differenti se una malattia colpisce un uomo o una donna. La ricerca ha dato per scontato una uguaglianza e per alcune malattie ha trascurato completamente il genere femminile per altre quello maschile. Farò quindi 2 esempi di queste due fattispecie.

L’infarto del miocardio
La prima causa di morte delle donne è l’infarto del miocardio, ma nella coscienza comune si pensa che questo sia un problema principalmente maschile. Questo ha fatto sì che tutti gli studi degli ultimi decenni sulla malattia ischemica del cuore (dalla fisiopatologia, alla clinica, alla terapia) siano stati condotti su casistiche prevalentemente o completamente maschili. Invece a livello clinico  la donna viene tardivamente riconosciuta, se colpita da un infarto, poiché non ha i dolori tipici (dolore gravativo al petto, irradiazione al braccio sinistro). Spesso la donna può non avere dolore, oppure avere dolori in altre zone: l’addome, la zona interscapolare, il braccio destro; oppure può non avere dolore ma solo grande stanchezza, nervosismo, lieve mancanza di respiro. Per cui la donna stessa cerca aiuto in ritardo e non viene subito riconosciuta come infartuata. La mortalità della donna con infarto prima e anche dopo l’arrivo in ospedale è superiore rispetto all’uomo, così come è superiore la mortalità dopo 6 mesi da uno stent o bypass. Inoltre la donna spesso non ammala le grandi arterie del cuore (le coronarie) ma il microcircolo (i piccolissimo vasi in cui si sfioccano la coronarie) che non si vede con l’esame coronarografico. Gli americani dicono che per la donna non si debba parlare di coronaropatia (CHD: Coronary Hearth Disease) ma solo di patologia ischemica di cuore (IHD: Ischemic Heart Disease). Ci son poi patologie del cuore, tipo la Sindrome di Takotzubo, la rottura del cuore e la dissezione coronarica, che colpiscono quasi esclusivamente il genere femminile. Anche i fattori di rischio per malattia ischemica di cuore hanno un impatto diverso nell’uomo e nella donna: il diabete, l’ipertensione, la sindrome metabolica e il fumo di sigaretta  hanno maggiore impatto sul cuore delle donne che degli uomini. E non di poco conto sono anche le attenzioni terapeutiche da fare, tanto che si inizia a ragionare sulla necessità di scrivere delle linee guida differenziate per  uomini e per donne.  

Uomini: il caso osteoporosi
Al contrario il genere maschile è stato completamente trascurato per quanto riguarda l’osteoporosi, che sicuramente è più frequente nella donna sopra ai 50 anni, ma che incide anche nell’uomo sopra ai 60 anni e provoca fratture delle ossa lunghe e delle vertebre. Inoltre un uomo dopo una fattura di femore ha una mortalità più elevata rispetto a una donna. Eppure sono pochissimi gli uomini che fanno delle densitometrie ossee e altrettanto pochi quelli che assumono farmaci per l’osteoporosi, che sono peraltro stati sperimentati prevalentemente su casistiche femminili. Alcuni farmaci comuni sono degli “off label” per gli uomini.
 
Questi 2 esempi (ma se ne potrebbero fare tantissimi in tutte le branche della medicina) ci fanno capire come sia sbagliato parlare di medicina di genere, ma si debba parlare di medicina genere-specifica, poiché le differenze tra uomo e donna si ritrovano in tutte le specialità della medicina ed è giunta l’ora che le scuole di medicina,  le scuole di specialità e la pratica medica e chirurgica quotidiana siano genere-specifiche. 

Condividi su

Ultimi post

Con il nostro impegno diamo una speranza a chi ne ha più bisogno

19 settembre 2018

Alla fine dell’estate 1999, la Società scientifica italiana di Anatomia Patologica promosse un appello per la partecipazione a un progetto di cooperazione internazionale. Si trattava di collaborare con la Associazione Vittorio Tison per la realizzazione di un laboratorio di anatomia patologica all’ospedale Bugando di Mwanza (Tanzania), provvedendo alla formazione del personale locale. Così ci radunammo in un gruppo di patologi per cominciare a organizzare il progetto e le relative missioni, che iniziarono nei primi mesi del 2000. Eravamo 10-15 colleghi, abbastanza disorganizzati, ma di buona volontà e con un po’ di spirito di avventura. A mano a mano che il progetto è andato avanti, è cresciuta la consapevolezza che, anche nei contesti a basse risorse, la diagnosi e la prevenzione siano elementi fondamentali per la salute. E che la diagnosi in particolare rappresenti, a prescindere dalla condizione sociale, un diritto fondamentale di chiunque debba essere sottoposto a un trattamento medico o chirurgico. La cosiddetta «medicina eroica», così comune nei Paesi in via di sviluppo, e la logica del «meglio che niente… intanto operiamo e poi vedremo se ci saranno risultati», negano la possibilità di una cura corretta e mirata. Nessuno di noi, abitanti di questa parte del mondo, sarebbe disposto ad accettare qualsiasi terapia senza conoscere la malattia da cui è affetto. Perché, al contrario, gli «africani» dovrebbero esserlo?

Quanto pesano le differenze di genere sulla salute?

11 settembre 2018

Negli ultimi 40 anni la medicina è stata riscritta, tante sono le ricerche e i risultati che hanno portato a conoscenze davvero importanti tanto da poter oggi individuare,  diagnosticare e curare malattie che, quando io mi sono laureata, o non si conoscevano o se ne conoscevano solo alcune caratteristiche e la terapia era davvero molto arretrata. Abbiamo in questi decenni messo a fuoco metodi di diagnosi, conoscenze fisiopatologiche e modalità di cure impensabili e che ci sorprendono ogni giorno. Abbiamo però trascurato un fatto importante..
 

La dieta mediterranea non è uguale per tutti

03 settembre 2018

Aumentano le disparità sociali a tavola, anche nella qualità dei cibi
 
Passata alle cronache come modello alimentare salvavita, la dieta mediterranea si trova ora imbrigliata in un paradosso dal quale è difficile districarsi. Scoperta nella seconda metà del secolo scorso dal fisiologo statunitense Ancel Keys, questo modo di alimentarsi tipico dei Paesi dell’Europa del Sud e...